Il calcio è uno sport adatto per i bambini? Come ogni altra attività sportiva, presenta dei benefici e degli aspetti negativi che vanno valutati durante il processo di scelta. Prima però è necessaria qualche valutazione preliminare.
Innanzitutto è necessario conoscere i gusti dei propri bambini: il calcio potrebbe non essere in cima alla lista delle loro passioni e, in questo caso, forzarli è la decisione peggiore. In secondo luogo è bene tenere conto del fattore età. A tre anni è troppo presto per scendere in campo e palleggiare, non si possiedono ancora le abilità di coordinazione e percezione del corpo necessarie per poter prendere parte a un gioco così complesso. Meglio quindi aspettare fino a sei anni, quando lo sviluppo del corpo e di queste abilità è già più affinato.
Il calcio inoltre è uno sport sociale.
Calcio e bambini: i vantaggi per corpo e mente
Il calcio è uno sport molto avvincente, che si inizia per divertimento e che molto spesso sviluppa una passione così forte da accompagnare un individuo per una vita intera, anche se non sempre a livello agonistico. Questo è senza dubbio un grosso punto a suo favore: abituarsi già dalla più tenera età ad un’attività fisica regolare è importante per evitare di sviluppare patologie tipiche di uno stile di vita sedentario come obesità, problemi alle ossa e disturbi cardiaci.
Oltre a questo vantaggio nel lungo periodo, il calcio è anche un grande alleato per la crescita dei bambini: potenzia e rinvigorisce i muscoli, fortifica il cuore e permette di sviluppare una buona resistenza alla fatica.
Pro e contro del calcio per i bambini
Ma non è solo il corpo a trarre benefici da questa disciplina! Essendo uno sport di squadra, infatti, il calcio favorisce la socializzazione con i pari – importantissima per i bambini – e aiuta a sviluppare concetti come condivisione, collaborazione e rispetto.
È inoltre un grande alleato nella costruzione di una solida autostima. Aiuta ad aumentare la fiducia in sé stessi e nei propri mezzi e imparare ad accettare le sconfitte: grazie al supporto della squadra si impara a vivere il fallimento come parte della vita, e a superarlo con positività.
Gli svantaggi del calcio, l’altra faccia della medaglia
Oltre a questi importanti benefici, esistono però anche degli aspetti negativi, da tenere in considerazione prima di portare il proprio bambino ad allenarsi con gli altri pulcini.
Lo svantaggio principale è il rischio di infortuni. In campo il contatto fisico è all’ordine del giorno, e può capitare che gli scontri finiscano con una caviglia slogata o un braccio rotto. Inoltre alcune articolazioni e fasce muscolari vengono sollecitate a volte più del dovuto, facilitando stiramenti e altri tipi di disturbi ossei.
Per scongiurare questi pericoli è importante seguire una preparazione atletica scrupolosa e giocare su terreni adatti, anche se a volte nemmeno questi accorgimenti sembrano bastare.
Tenendo presente questo quadro generale di pro e contro, sta poi al genitore – e ai bambini – capire se il calcio possa essere o meno lo sport giusto o se, al contrario, sia meglio puntare su altre discipline.
venerdì 28 ottobre 2016
giovedì 27 ottobre 2016
Far giocare a tennis i bambini? Si o No?
Per molti anni il binomio bambini e tennis è stato visto con una certa diffidenza. Il tennis, infatti, era (e per molti lo è ancora) lo sport asimmetrico per eccellenza, tant’è che molti pediatri (e talvolta gli ortopedici), se richiesti di un parere, consigliavano ai genitori di iscrivere i propri figli ai corsi di nuoto, uno sport considerato armonico, “completo” e quindi l’attività sportiva ideale nell’età della crescita.
Adesso le cose sono in parte cambiate e, anche senza considerare il gioco del calcio, che è sempre stato molto gettonato a prescindere dai pareri medici, sono diverse le attività sportive che vengono praticate dai bambini (basti pensare, per esempio, al basket, alla pallavolo, all’atletica ecc.) senza essere osteggiate dai pediatri.
Peraltro, per la maggior parte delle attività sportive, esistono delle versioni “mini” che sono strutturate tenendo conto del particolare momento psicofisico del bambino. Anche il tennis, nonostante molti non ne siano al corrente, ha una versione appositamente studiata per i più piccoli, il minitennis appunto.
Il minitennis, attualmente, è considerato dagli addetti ai lavori il mezzo didattico più idoneo per avviare al tennis i bambini di età compresa tra i 5 e i 10 anni.
Prima dell’avvento del minitennis, l’insegnamento tennistico standard ai bambini consisteva nel formare piccoli gruppi di bambini, disporli su più file, fornire qualche indicazione di tecnica di base sui colpi da eseguire e poi si iniziava con il “cesto” delle palle; i bambini dovevano attendere il proprio turno, gli allenamenti erano molto ripetitivi e, inevitabilmente, i piccoli allievi finivano per annoiarsi.
Con l’introduzione del minitennis, l’approccio si è fatto totalmente diverso; la tecnica è sì presa in considerazione, ma si punta soprattutto sul divertimento e sulla tattica e il piccolo allievo difficilmente si annoia. Adesso, durante i corsi di minitennis, oltre a fare attenzione al miglioramento delle qualità di coordinazione (non ancora completamente sviluppate nei bambini), vengono inseriti vari momenti di gioco e di gare studiati in modo da far sì che il piccolo si diverta e, allo stesso tempo, sviluppi al meglio le proprie caratteristiche psicomotorie (in primis concentrazione, coordinazione, velocità e agilità); peraltro queste caratteristiche si riveleranno fondamentali, o comunque importanti, in qualsiasi altro tipo di attività sportiva che il bambino scelga in futuro nel caso decida di non dedicarsi più al tennis.
Tennis e bambini: quali capacità vengono sviluppate?
Il tennis è uno sport in grado di sviluppare adeguatamente varie capacità; innanzitutto richiede notevoli doti di concentrazione e coordinazione e, conseguentemente, a tali aspetti viene data notevole importanza. Da un punto di vista motorio, nel tennis intervengono sia capacità aerobiche (è importante sviluppare un’adeguata resistenza) sia capacità anaerobiche (la velocità è un requisito essenziale).
Pur essendo uno sport decisamente tipicamente individuale (anche se, in effetti, si può giocare in coppia), i corsi di minitennis prevedono molte attività di gruppo e i bambini hanno quindi la possibilità di socializzare e frequentare diversi compagni con i quali potrebbero nascere delle amicizie anche durature. Certo non si può pretendere che il tennis sviluppi lo stesso spirito di squadra che caratterizza attività quali il basket, il calcio o la pallavolo.
Gli obiettivi dei corsi di tennis per bambini
I corsi di tennis per bambini si pongono diversi obiettivi. Innanzitutto quello di insegnare le regole del gioco e quello di far acquisire al piccolo un adeguato spirito sportivo. Frequentando costantemente le lezioni, il bambino imparerà a familiarizzare, oltre che con i compagni di gruppo, anche con gli attrezzi e gli spazi adibiti al gioco, acquisiranno dimestichezza con la racchetta e faranno proprie le tecniche di base.
Con l’andare del tempo, i bambini svilupperanno sempre di più capacità di coordinazione e percezione e anche quelle tecniche, tattiche e strategiche.
Anche dal punto di vista fisico, man mano che i corsi procedono, si registreranno miglioramenti dal punto di vista articolare e muscolare.
Le attrezzature
I bambini che praticano tennis devono ovviamente utilizzare attrezzature e mezzi adeguati alla loro età e alle loro caratteristiche fisiche; un piccolo giocatore di 7 anni, tanto per fare un esempio, non potrebbe certo utilizzare la stessa racchetta usata da un ragazzino di 16 anni. Peraltro, la scelta della racchetta è una questione piuttosto delicata e non deve essere fatta casualmente. Il consiglio più saggio è quello di farsi indicare il modello adatto dall’istruttore.
Anche le palle utilizzate per giocare non sono le stesse usate normalmente; nel caso di bambini di età compresa tra i 4 e i 6 anni, a seconda del livello di gioco, si utilizzano palle in spugna; i bambini più grandicelli, diciamo dai 6 agli 8 anni, utilizzano palle depressurizzate con una velocità che è inferiore della metà rispetto a quella delle palle tradizionali; i bambini dagli 8 ai 10 anni utilizzano, invece, palle depressurizzate con una velocità del 25% inferiore (sempre rispetto a quella delle palle normali).
Anche le reti sono diverse, sia per lunghezza (dai 3,2 ai 6 metri) sia per altezza (si parte dai 50 cm e si arriva agli 85).
Diverse, infine, anche le misure del campo; nel minitennis 1 (bambini 4-6 anni) il campo misura 4×8,23 m; nel minitennis 2 (6-8 anni) le misure sono 4×10,97 m e nel minitennis 3 (8-10 anni) il campo misura 5,48×15,77 m.
Adesso le cose sono in parte cambiate e, anche senza considerare il gioco del calcio, che è sempre stato molto gettonato a prescindere dai pareri medici, sono diverse le attività sportive che vengono praticate dai bambini (basti pensare, per esempio, al basket, alla pallavolo, all’atletica ecc.) senza essere osteggiate dai pediatri.
Peraltro, per la maggior parte delle attività sportive, esistono delle versioni “mini” che sono strutturate tenendo conto del particolare momento psicofisico del bambino. Anche il tennis, nonostante molti non ne siano al corrente, ha una versione appositamente studiata per i più piccoli, il minitennis appunto.
Il minitennis, attualmente, è considerato dagli addetti ai lavori il mezzo didattico più idoneo per avviare al tennis i bambini di età compresa tra i 5 e i 10 anni.
Prima dell’avvento del minitennis, l’insegnamento tennistico standard ai bambini consisteva nel formare piccoli gruppi di bambini, disporli su più file, fornire qualche indicazione di tecnica di base sui colpi da eseguire e poi si iniziava con il “cesto” delle palle; i bambini dovevano attendere il proprio turno, gli allenamenti erano molto ripetitivi e, inevitabilmente, i piccoli allievi finivano per annoiarsi.
Con l’introduzione del minitennis, l’approccio si è fatto totalmente diverso; la tecnica è sì presa in considerazione, ma si punta soprattutto sul divertimento e sulla tattica e il piccolo allievo difficilmente si annoia. Adesso, durante i corsi di minitennis, oltre a fare attenzione al miglioramento delle qualità di coordinazione (non ancora completamente sviluppate nei bambini), vengono inseriti vari momenti di gioco e di gare studiati in modo da far sì che il piccolo si diverta e, allo stesso tempo, sviluppi al meglio le proprie caratteristiche psicomotorie (in primis concentrazione, coordinazione, velocità e agilità); peraltro queste caratteristiche si riveleranno fondamentali, o comunque importanti, in qualsiasi altro tipo di attività sportiva che il bambino scelga in futuro nel caso decida di non dedicarsi più al tennis.
Tennis e bambini: quali capacità vengono sviluppate?
Il tennis è uno sport in grado di sviluppare adeguatamente varie capacità; innanzitutto richiede notevoli doti di concentrazione e coordinazione e, conseguentemente, a tali aspetti viene data notevole importanza. Da un punto di vista motorio, nel tennis intervengono sia capacità aerobiche (è importante sviluppare un’adeguata resistenza) sia capacità anaerobiche (la velocità è un requisito essenziale).
Pur essendo uno sport decisamente tipicamente individuale (anche se, in effetti, si può giocare in coppia), i corsi di minitennis prevedono molte attività di gruppo e i bambini hanno quindi la possibilità di socializzare e frequentare diversi compagni con i quali potrebbero nascere delle amicizie anche durature. Certo non si può pretendere che il tennis sviluppi lo stesso spirito di squadra che caratterizza attività quali il basket, il calcio o la pallavolo.
Gli obiettivi dei corsi di tennis per bambini
I corsi di tennis per bambini si pongono diversi obiettivi. Innanzitutto quello di insegnare le regole del gioco e quello di far acquisire al piccolo un adeguato spirito sportivo. Frequentando costantemente le lezioni, il bambino imparerà a familiarizzare, oltre che con i compagni di gruppo, anche con gli attrezzi e gli spazi adibiti al gioco, acquisiranno dimestichezza con la racchetta e faranno proprie le tecniche di base.
Con l’andare del tempo, i bambini svilupperanno sempre di più capacità di coordinazione e percezione e anche quelle tecniche, tattiche e strategiche.
Anche dal punto di vista fisico, man mano che i corsi procedono, si registreranno miglioramenti dal punto di vista articolare e muscolare.
Le attrezzature
I bambini che praticano tennis devono ovviamente utilizzare attrezzature e mezzi adeguati alla loro età e alle loro caratteristiche fisiche; un piccolo giocatore di 7 anni, tanto per fare un esempio, non potrebbe certo utilizzare la stessa racchetta usata da un ragazzino di 16 anni. Peraltro, la scelta della racchetta è una questione piuttosto delicata e non deve essere fatta casualmente. Il consiglio più saggio è quello di farsi indicare il modello adatto dall’istruttore.
Anche le palle utilizzate per giocare non sono le stesse usate normalmente; nel caso di bambini di età compresa tra i 4 e i 6 anni, a seconda del livello di gioco, si utilizzano palle in spugna; i bambini più grandicelli, diciamo dai 6 agli 8 anni, utilizzano palle depressurizzate con una velocità che è inferiore della metà rispetto a quella delle palle tradizionali; i bambini dagli 8 ai 10 anni utilizzano, invece, palle depressurizzate con una velocità del 25% inferiore (sempre rispetto a quella delle palle normali).
Anche le reti sono diverse, sia per lunghezza (dai 3,2 ai 6 metri) sia per altezza (si parte dai 50 cm e si arriva agli 85).
Diverse, infine, anche le misure del campo; nel minitennis 1 (bambini 4-6 anni) il campo misura 4×8,23 m; nel minitennis 2 (6-8 anni) le misure sono 4×10,97 m e nel minitennis 3 (8-10 anni) il campo misura 5,48×15,77 m.
mercoledì 26 ottobre 2016
Il nuoto per i bambini ed i loro benefici
Il nuoto per i bambini è una fonte preziosa di benessere e di crescita: rafforza la muscolatura, irrobustisce le ossa e serve a prevenire la scoliosi. Ma oltre ai benefici fisici, l’attività sportiva in acqua aiuta a migliorare le capacità cognitive, la concentrazione e perfino l’autostima dei bambini.
A queste conclusioni arriva una ricerca che ha coinvolto, per oltre tre anni, circa 7mila bambini di età attorno ai cinque anni. Ecco perché tutti i medici suggeriscono alle mamme di iscrivere i propri figli, già in tenera età, a corsi di nuoto. Non sempre però è facile convincere i bambini a iniziare questo tipo di attività sportiva: da qui alcuni consigli utili per aiutarli.
Non usate tecniche impulsive per il primo approccio con l’acqua. Non c’è bisogno di “buttarli a mare” per farli nuotare, ma bastano passaggi graduali. Una passeggiata sul bagnasciuga, un primo approccio con l’acqua fino alla vita, magari giocando a palla, e poi le prime bracciate. Tutto sarà naturale;
Non abbiate fretta. Non pretendete che il bambino abbia subito la bracciata giusta, piuttosto aiutatelo all’inizio a imparare uno “stile a cagnolino”, muovendo braccia e gambe insieme. Inizia da qui la dimestichezza con l’acqua;
La respirazione è molto importante e anche questa va insegnata con gradualità. Insegnate al bambino a immergersi fino sopra la bocca, fatelo soffiare, come per spegnere le candeline, e poi lo fate immergere fino al naso. Solo quando si sentirà pronto e sicuro potete passare a un’immersione con tutta la testa. Un paio di occhialini da nuoto possono aiutare;
Nei primi impatti con l’acqua reggetelo per i fianchi, a testa in giù, per insegnare i movimenti delle braccia e poi dei piedi, come una pedalata. Quando lo vedrete sicuro e convinto, potete lasciarlo, sempre però restandogli accanto;
Quando il bambino avrà imparato a muoversi, potete procedere a togliere prima l’uno e poi l’altro bracciolo. Ma agli inizi fatelo nuotare sempre con una tavoletta;
In ogni caso braccioli e salvagente sono indispensabili agli inizi, durante la scoperta del nuoto. Procedete ad un’eliminazione graduale, festeggiando con il bambino ogni tappa di autonomia conquistata;
Insegnate l’alleanza con l’acqua e con il mare. Il bambino deve sentire il mare come un amico, non deve nuotare mai contro il mare, ma insieme.
A queste conclusioni arriva una ricerca che ha coinvolto, per oltre tre anni, circa 7mila bambini di età attorno ai cinque anni. Ecco perché tutti i medici suggeriscono alle mamme di iscrivere i propri figli, già in tenera età, a corsi di nuoto. Non sempre però è facile convincere i bambini a iniziare questo tipo di attività sportiva: da qui alcuni consigli utili per aiutarli.
Non usate tecniche impulsive per il primo approccio con l’acqua. Non c’è bisogno di “buttarli a mare” per farli nuotare, ma bastano passaggi graduali. Una passeggiata sul bagnasciuga, un primo approccio con l’acqua fino alla vita, magari giocando a palla, e poi le prime bracciate. Tutto sarà naturale;
Non abbiate fretta. Non pretendete che il bambino abbia subito la bracciata giusta, piuttosto aiutatelo all’inizio a imparare uno “stile a cagnolino”, muovendo braccia e gambe insieme. Inizia da qui la dimestichezza con l’acqua;
La respirazione è molto importante e anche questa va insegnata con gradualità. Insegnate al bambino a immergersi fino sopra la bocca, fatelo soffiare, come per spegnere le candeline, e poi lo fate immergere fino al naso. Solo quando si sentirà pronto e sicuro potete passare a un’immersione con tutta la testa. Un paio di occhialini da nuoto possono aiutare;
Nei primi impatti con l’acqua reggetelo per i fianchi, a testa in giù, per insegnare i movimenti delle braccia e poi dei piedi, come una pedalata. Quando lo vedrete sicuro e convinto, potete lasciarlo, sempre però restandogli accanto;
Quando il bambino avrà imparato a muoversi, potete procedere a togliere prima l’uno e poi l’altro bracciolo. Ma agli inizi fatelo nuotare sempre con una tavoletta;
In ogni caso braccioli e salvagente sono indispensabili agli inizi, durante la scoperta del nuoto. Procedete ad un’eliminazione graduale, festeggiando con il bambino ogni tappa di autonomia conquistata;
Insegnate l’alleanza con l’acqua e con il mare. Il bambino deve sentire il mare come un amico, non deve nuotare mai contro il mare, ma insieme.
martedì 25 ottobre 2016
Gli errori educando i bimbi...
Tutti i genitori si chiedono spesso se stanno facendo bene, se il loro bambino cresce in modo sano ed educato, ma anche il genitore più capace e paziente rischia di fare degli sbagli. La psichiatra infantile Gisele George da qualche consiglio per non sbagliare e stila un elenco di errori da non fare nell'educare i figli.
Qualche volta uso le mani
L'errore: "Attento perchè tra un po' mamma si arrabbia, sto perdendo la pazienza!"
Non bisogna minacciare il bambino perchè gli si da l'opportunità di scegliere di sbagliare ancora un pio di volte, visto che mamma si arrabbierà presto, ma non lo è ancora del tutto.
Il consiglio: Dategli un tetto massimo di errori, per esempio tre, e attaccate un post-it alla parete della cameretta ogni volta che ne compie uno. Il terzo post it equivale a una punizione.
L'errore: "Smettila di buttare i giocattoli altrimenti ti chiudo nella cameretta!" oppure "Comportati bene o fila nella tua stanza".
La cameretta del bambino è sacra e deve essere il luogo dove si gioca, ci si riposa. Un luogo di pace e tranquillità. perchè altrimenti c'è il rischio che il bambino sviluppi disturbi del sonno.
Il consiglio: il bagno e il corridoio sono i luoghi ideali, perchè sono ambienti neutri, dove rimproverare il bambino o metterlo in punizione. Lì potrà calmarsi e rendersi conto che è davvero noioso essere chiusi in bagno.
L'errore: "Sei proprio un bambino cattivo, ma come ho fatto ad avere un figlio così"
Mai mettere in dubbio il legame affettivo e mai farlo sentire uno stupido..
Il consiglio: parole, fatti, situazioni concrete. Bisogna criticare queste cose, e non la personalità del bambino. Meglio dire "Non sono contenta di quello che hai appena fatto"
L'errore: "Smettila o il prossimo Natale non avrai nemmeno un regalo"
Non solo è un errore ma è anche inutile perchè i bambini non riescono a ricordare di aver fatto qualcosa di sbagliato dieci minuti dopo averlo fatto, figuriamoci dopo mesi. Per loro sono minacce prive di significato.
l consiglio: i bambini non pensano ad eventi a lungo termine, meglio una punizione immediata come la sospensione di un gioco o niente cartoni animati.
L'errore: "Papà dice che non puoi guardare la televisione, ma per oggi faremo un'eccezione visto che lui non c'è"
Una regola è una regola e non va mai dimenticata. L'incertezza farà credere al bambino di poter ottenere ciò che vuole in ogni circostanza
Il consiglio: Mettersi d'accordo con l'altro genitore su quali sono le regole ferme e coerenti ed essere uniti
L'errore "Non mi interessa se a sbagliare è stato tuo fratello, sei tu che hai gridato e quindi verrai punito"
Nelle controversie tra fratelli non bisogna mai fare confronti nè prendere le parti dell'uno o dell'altro. Mai dire che "tuo fratello è meglio di te"
Il consiglio: schierarsi con un figlio a scapito dell'altro mina seriamente la relazione tra genitore e figlio e crea un conflitto tra fratelli. Meglio punire entrambi se hanno violato una regola chiara e condivisa.
L'errore: "Se mangi tutte le verdure ti compro un regalo"
Non bisogna corrompere il bambino affinchè si comporti bene perchè si rischia di farne un bambino capriccioso e dipendente dal piacere immediato, ma effimero, che regala la ricompensa
Il consiglio: Se proprio non si riesce a farne a meno allora è bene mantenere la promessa e dare il premio. Ma nella maggior parte dei casi è meglio premiare il bambino con un bacio o un abbraccio.
Qualche volta uso le mani
L'errore: "Attento perchè tra un po' mamma si arrabbia, sto perdendo la pazienza!"
Non bisogna minacciare il bambino perchè gli si da l'opportunità di scegliere di sbagliare ancora un pio di volte, visto che mamma si arrabbierà presto, ma non lo è ancora del tutto.
Il consiglio: Dategli un tetto massimo di errori, per esempio tre, e attaccate un post-it alla parete della cameretta ogni volta che ne compie uno. Il terzo post it equivale a una punizione.
L'errore: "Smettila di buttare i giocattoli altrimenti ti chiudo nella cameretta!" oppure "Comportati bene o fila nella tua stanza".
La cameretta del bambino è sacra e deve essere il luogo dove si gioca, ci si riposa. Un luogo di pace e tranquillità. perchè altrimenti c'è il rischio che il bambino sviluppi disturbi del sonno.
Il consiglio: il bagno e il corridoio sono i luoghi ideali, perchè sono ambienti neutri, dove rimproverare il bambino o metterlo in punizione. Lì potrà calmarsi e rendersi conto che è davvero noioso essere chiusi in bagno.
L'errore: "Sei proprio un bambino cattivo, ma come ho fatto ad avere un figlio così"
Mai mettere in dubbio il legame affettivo e mai farlo sentire uno stupido..
Il consiglio: parole, fatti, situazioni concrete. Bisogna criticare queste cose, e non la personalità del bambino. Meglio dire "Non sono contenta di quello che hai appena fatto"
L'errore: "Smettila o il prossimo Natale non avrai nemmeno un regalo"
Non solo è un errore ma è anche inutile perchè i bambini non riescono a ricordare di aver fatto qualcosa di sbagliato dieci minuti dopo averlo fatto, figuriamoci dopo mesi. Per loro sono minacce prive di significato.
l consiglio: i bambini non pensano ad eventi a lungo termine, meglio una punizione immediata come la sospensione di un gioco o niente cartoni animati.
L'errore: "Papà dice che non puoi guardare la televisione, ma per oggi faremo un'eccezione visto che lui non c'è"
Una regola è una regola e non va mai dimenticata. L'incertezza farà credere al bambino di poter ottenere ciò che vuole in ogni circostanza
Il consiglio: Mettersi d'accordo con l'altro genitore su quali sono le regole ferme e coerenti ed essere uniti
L'errore "Non mi interessa se a sbagliare è stato tuo fratello, sei tu che hai gridato e quindi verrai punito"
Nelle controversie tra fratelli non bisogna mai fare confronti nè prendere le parti dell'uno o dell'altro. Mai dire che "tuo fratello è meglio di te"
Il consiglio: schierarsi con un figlio a scapito dell'altro mina seriamente la relazione tra genitore e figlio e crea un conflitto tra fratelli. Meglio punire entrambi se hanno violato una regola chiara e condivisa.
L'errore: "Se mangi tutte le verdure ti compro un regalo"
Non bisogna corrompere il bambino affinchè si comporti bene perchè si rischia di farne un bambino capriccioso e dipendente dal piacere immediato, ma effimero, che regala la ricompensa
Il consiglio: Se proprio non si riesce a farne a meno allora è bene mantenere la promessa e dare il premio. Ma nella maggior parte dei casi è meglio premiare il bambino con un bacio o un abbraccio.
lunedì 24 ottobre 2016
Giochi per bambini: ecco come combattere la noia in modo creativo!
I bambini, lo sappiamo bene, non stanno fermi un secondo. Hanno sempre bisogno di sentirsi stimolati, impegnati, di giocare con la fantasia e di mettere in atto la propria creatività.
Molti bambini in casa spesso si annoiano, benchè dispongano di una grande quantità di giochi e di numerose proposte di cose da fare.
E questo, spesso, per i genitori diventa forte fonte di stress, perchè i bambini cominciano a lamentarsi e il genitore entra nello sconforto.
Cosa bisogna fare allora? Anzitutto si potrebbe coinvolgere il bambino nelle comuni attività domestiche e familiari, così da tenerlo impegnato e, allo stesso, da non farlo sentire escluso nella vita familiare.
Un altro consiglio potrebbe essere la lettura dei libri: se vostro figlio sa leggere, stimolatelo nella lettura sin da piccolo, gli gioverà in futuro e sarà per lui un riverito passatempo che lo aiuterà a combattere la noia.
E allora conosciamone qualcuno qui di seguito.
Giochi per bambini: ecco 20 idee creative!
1. Con del nastro adesivo colorato formare sul pavimento delle piste da corsa per le macchinine giocattolo dei vostri bambini.
2. Sempre il nastro adesivo (meglio se utilizzate quello più largo) può essere utilizzato per creare all’aperto dei divertenti giochi da tavolo, stile Monopoli o Gioco dell’oca per intenderci.
3. Vi servono solo delle spugne inzuppate e alcuni gessi. Circonscrivete una serie di cerchi colorati sul vostro vialetto (come in figura), in ognuno di questi un punteggio: i bambini dovranno tirarvi dentro le spugne, da una certa distanza prefissata, per raggiungere il miglior punteggio.
4. Servono dei gessi e degli abiti vecchi. Disegnate sul vostro cortile delle sagome che i vostro bambini “vestiranno” a piacer loro.
5. Se disponete dei classici fogli di plastica “mille bolle” (quelli che generalmente si usano per imballare), usateli per creare una sorta di stivaletti che metterete ai piedi dei vostri bambini così che possano dipingere su vecchi cartoni con i piedi.
6. Ritagliate delle spugne così che i vostri bambini, come in una sorta di lego, possano metterle una sopra l’altra per costruire una torre di spugna o quant’altro.
7. Create un fiume in giardino! Come? Vi serve tanta carta stagnola per creare un canale che verrà poi riempito di acqua. Se riuscite potete creare anche delle barchette (insegnatelo ai bambini così si divertiranno ancora di più) che fatele poi galleggiare.
8. Attaccate un rotolo di carta assorbente al muro (aiutandovi con del nastro adesivo). Il vostro bambino si divertità a farvi passare al suo interno delle palline.
9. Serve un semplice scolapasta e degli scovolini per tenere occupato il vostro bambino, che si diletterà a far passare tra i buchi dello scolapasta i vari scovolini creando delle forme.
10. Un’ottima idea per i bambini in età prescolare, in procinto di andare a scuola, così che possano imparare a scrivere o, perlomeno, a conoscere le lettere dell’alfabeto e i numeri. Vi serve soltanto una scatola dai bordi abbastanza alti e dello zucchero al suo interno: come in una sorta di lavagnetta il bambino dovrà copiare le lettere poste di fronte a lui, con un sistema che gli risulterà essere sicuramente più divertente del classico.
11. Sicuramente il campeggio in salotto è un classico. Un modo per renderlo più divertente? Creare una sorta di fuocherello artificiale, così che il bambino possa sentirsi in un vero campeggio. Per farlo vi basta seguire l’esempio in foto: alcuni rotoli di carta assorbente (magari un po’ schiacciati) fanno da legna, mentre una candela al centro prende il posto della fiamma.
12. Le bolle di sapone sono un classico tra i bambini. Ma se fossero “aliene”? Sì, bolle di sapone dall’aspetto alieno faranno andare in estasi i vostri bambini! Vi servono del ghiaccio secco, liquido per bolle di sapone, un contenitore vuoto con coperchio a chiusura ermetica, un tubo, un imbuto e del nastro adesivo. La procedura completa, con tanto di immagini, invece, potete trovarla cliccando qui.
13. Create un palloncino-razzo, i vostri bambini ne andranno matti! Crearlo è molto semplice: non dovete far altro che far passare una cannuccia in uno spago abbastanza lungo, che in secondo momento userete per unire due sedie così che lo spago resti ben teso. Poi dovete attaccare con del nastro adesivo un palloncino alla cannuccia, facendo ben attenzione che il palloncino sia gonfio ma non chiuso. Ebbene, una volta lasciata la presa del palloncino vedrete come questo si sgonfierà passando da una parte all’altra dello spago!
14. Create un mini campo da bowling che terrà impegnati i vostri bambini. Vi basta tracciare il percorso con del nastro adesivo in una tavola di legno, per poi munirvi di gomme da cancellare che fungano da birilli (se non disponete di gomme da cancellare adatte potete sostituirle con oggetti simili) e una biglia.
15. Con un gioco del genere il divertimento è assicurato! Create un’intricata rete con del filo (meglio ancora se rosso), che i vostri bambini dovranno attraversare senza toccarlo. Insomma, una sorta di “Mission Impossible” dove il filo rosso fa le veci del classico antifurto laser. Per renderlo ancora più divertente potete aggiungere un premio che i vostri bambini dovranno “rubare” una volta attraversato il tragitto! L’effetto del film sarà assicurato.
16. Che le Olimpiadi dei pop-corn abbiamo inizio! Tutto ciò che vi serve sono delle cannucce e dei pop-corn: i vostri bambini dovranno soffiare sulla cannuccia per spingere i pop-corn verso una meta prefissata. Unico mezzo concesso è il fiato che passa attraverso la cannuccia, nulla di più!
17. Creare un piccolo campo da ping pong o da tennis non è mai stato così semplice, ma sopratutto “innocuo”! Vi servono soltanto dei piatti di carta, ai quali attaccherete delle stecche (quel del gelato vanno benissimo), per creare delle racchette, e un palloncino. E il gioco è fatto! E voi state certi che i vostri bambini non romperanno qualche oggetto in casa.
18. Create una ragnatela appiccicosa che farà dilettare i vostri bambini. Vi serve solo del nastro adesivo (meglio se molto largo) che utilizzerete per creare una rete (accertatevi che il lato appiccicoso sia rivolto per il bambino). Ebbene, non vi resta che creare delle palle di carta che il bambino dovrà lanciare contro la rete. Vince chi riesce a far attaccare più palle di carte alla rete!
19. Creare uno scivolo non è mai stato tanto semplice. Vi serve soltanto uno scatolone di cartone aperto che posizionerete su una rampa di scala: il divertimento è assicurato!
20. Riempite dei palloncini con della sabbia o della terra e posizionateli su una panca: saranno degli ottimi bersagli per i vostri bambini! Ancor meglio se li posizionate in luoghi strani così da rendere il gioco ancora più difficile e divertente.
Molti bambini in casa spesso si annoiano, benchè dispongano di una grande quantità di giochi e di numerose proposte di cose da fare.
E questo, spesso, per i genitori diventa forte fonte di stress, perchè i bambini cominciano a lamentarsi e il genitore entra nello sconforto.
Cosa bisogna fare allora? Anzitutto si potrebbe coinvolgere il bambino nelle comuni attività domestiche e familiari, così da tenerlo impegnato e, allo stesso, da non farlo sentire escluso nella vita familiare.
Un altro consiglio potrebbe essere la lettura dei libri: se vostro figlio sa leggere, stimolatelo nella lettura sin da piccolo, gli gioverà in futuro e sarà per lui un riverito passatempo che lo aiuterà a combattere la noia.
E allora conosciamone qualcuno qui di seguito.
Giochi per bambini: ecco 20 idee creative!
1. Con del nastro adesivo colorato formare sul pavimento delle piste da corsa per le macchinine giocattolo dei vostri bambini.
2. Sempre il nastro adesivo (meglio se utilizzate quello più largo) può essere utilizzato per creare all’aperto dei divertenti giochi da tavolo, stile Monopoli o Gioco dell’oca per intenderci.
3. Vi servono solo delle spugne inzuppate e alcuni gessi. Circonscrivete una serie di cerchi colorati sul vostro vialetto (come in figura), in ognuno di questi un punteggio: i bambini dovranno tirarvi dentro le spugne, da una certa distanza prefissata, per raggiungere il miglior punteggio.
4. Servono dei gessi e degli abiti vecchi. Disegnate sul vostro cortile delle sagome che i vostro bambini “vestiranno” a piacer loro.
5. Se disponete dei classici fogli di plastica “mille bolle” (quelli che generalmente si usano per imballare), usateli per creare una sorta di stivaletti che metterete ai piedi dei vostri bambini così che possano dipingere su vecchi cartoni con i piedi.
6. Ritagliate delle spugne così che i vostri bambini, come in una sorta di lego, possano metterle una sopra l’altra per costruire una torre di spugna o quant’altro.
7. Create un fiume in giardino! Come? Vi serve tanta carta stagnola per creare un canale che verrà poi riempito di acqua. Se riuscite potete creare anche delle barchette (insegnatelo ai bambini così si divertiranno ancora di più) che fatele poi galleggiare.
8. Attaccate un rotolo di carta assorbente al muro (aiutandovi con del nastro adesivo). Il vostro bambino si divertità a farvi passare al suo interno delle palline.
9. Serve un semplice scolapasta e degli scovolini per tenere occupato il vostro bambino, che si diletterà a far passare tra i buchi dello scolapasta i vari scovolini creando delle forme.
10. Un’ottima idea per i bambini in età prescolare, in procinto di andare a scuola, così che possano imparare a scrivere o, perlomeno, a conoscere le lettere dell’alfabeto e i numeri. Vi serve soltanto una scatola dai bordi abbastanza alti e dello zucchero al suo interno: come in una sorta di lavagnetta il bambino dovrà copiare le lettere poste di fronte a lui, con un sistema che gli risulterà essere sicuramente più divertente del classico.
11. Sicuramente il campeggio in salotto è un classico. Un modo per renderlo più divertente? Creare una sorta di fuocherello artificiale, così che il bambino possa sentirsi in un vero campeggio. Per farlo vi basta seguire l’esempio in foto: alcuni rotoli di carta assorbente (magari un po’ schiacciati) fanno da legna, mentre una candela al centro prende il posto della fiamma.
12. Le bolle di sapone sono un classico tra i bambini. Ma se fossero “aliene”? Sì, bolle di sapone dall’aspetto alieno faranno andare in estasi i vostri bambini! Vi servono del ghiaccio secco, liquido per bolle di sapone, un contenitore vuoto con coperchio a chiusura ermetica, un tubo, un imbuto e del nastro adesivo. La procedura completa, con tanto di immagini, invece, potete trovarla cliccando qui.
13. Create un palloncino-razzo, i vostri bambini ne andranno matti! Crearlo è molto semplice: non dovete far altro che far passare una cannuccia in uno spago abbastanza lungo, che in secondo momento userete per unire due sedie così che lo spago resti ben teso. Poi dovete attaccare con del nastro adesivo un palloncino alla cannuccia, facendo ben attenzione che il palloncino sia gonfio ma non chiuso. Ebbene, una volta lasciata la presa del palloncino vedrete come questo si sgonfierà passando da una parte all’altra dello spago!
14. Create un mini campo da bowling che terrà impegnati i vostri bambini. Vi basta tracciare il percorso con del nastro adesivo in una tavola di legno, per poi munirvi di gomme da cancellare che fungano da birilli (se non disponete di gomme da cancellare adatte potete sostituirle con oggetti simili) e una biglia.
15. Con un gioco del genere il divertimento è assicurato! Create un’intricata rete con del filo (meglio ancora se rosso), che i vostri bambini dovranno attraversare senza toccarlo. Insomma, una sorta di “Mission Impossible” dove il filo rosso fa le veci del classico antifurto laser. Per renderlo ancora più divertente potete aggiungere un premio che i vostri bambini dovranno “rubare” una volta attraversato il tragitto! L’effetto del film sarà assicurato.
16. Che le Olimpiadi dei pop-corn abbiamo inizio! Tutto ciò che vi serve sono delle cannucce e dei pop-corn: i vostri bambini dovranno soffiare sulla cannuccia per spingere i pop-corn verso una meta prefissata. Unico mezzo concesso è il fiato che passa attraverso la cannuccia, nulla di più!
17. Creare un piccolo campo da ping pong o da tennis non è mai stato così semplice, ma sopratutto “innocuo”! Vi servono soltanto dei piatti di carta, ai quali attaccherete delle stecche (quel del gelato vanno benissimo), per creare delle racchette, e un palloncino. E il gioco è fatto! E voi state certi che i vostri bambini non romperanno qualche oggetto in casa.
18. Create una ragnatela appiccicosa che farà dilettare i vostri bambini. Vi serve solo del nastro adesivo (meglio se molto largo) che utilizzerete per creare una rete (accertatevi che il lato appiccicoso sia rivolto per il bambino). Ebbene, non vi resta che creare delle palle di carta che il bambino dovrà lanciare contro la rete. Vince chi riesce a far attaccare più palle di carte alla rete!
19. Creare uno scivolo non è mai stato tanto semplice. Vi serve soltanto uno scatolone di cartone aperto che posizionerete su una rampa di scala: il divertimento è assicurato!
20. Riempite dei palloncini con della sabbia o della terra e posizionateli su una panca: saranno degli ottimi bersagli per i vostri bambini! Ancor meglio se li posizionate in luoghi strani così da rendere il gioco ancora più difficile e divertente.
domenica 23 ottobre 2016
Perché i bimbi diventano ribelli?
“Maria, non ce la faccio più! Te lo giuro. Sono al limite”
Questo lo sfogo della mia collega che è alle prese con la secondogenita che è proprio un peperino!
“Al nido dicono che è tanto buona. Poi torna a casa e si trasforma. Diventa una peste. NO, NO, NO per lei è tutto NO. Poi la notte non dorme e io sono uno zombie. Tu forse reggevi meglio lo stress, non mi sembravi così… esaurita!”
Le ho risposto: “Esaurita? Noooo, molto di più! Ormai mi sembra un ricordo lontano, anzi un incubo lontano. Per fortuna questo periodo passa e dai 4 anni in poi sembra un’altra vita per tutta la famiglia. Tieni duro… mancano meno di due anni e poi anche per te diventerà un lontano ricordo!”
Ma perché a due-tre anni i bambini diventano dei veri e propri ribelli? A questa difficile domanda risponde la nostra psicologa amica, la dottoressa Francesca Santarelli.
Ecco cosa ci consiglia:
“Avete mai sentito definire la fascia di età dei bambini compresa tra i 2 e i 4 anni con la frase: “Terrible two?”
E’ un modo di dire degli inglesi per descrivere la fatica che spesso si trovano a vivere i genitori che hanno bimbi di questa età.
La maggior parte delle “lotte” tra genitori e figli piccoli, infatti, inizia proprio in questo periodo in cui il nostro piccolo cucciolo, che fino a pochi mesi fa sembrava pendere dalle nostre labbra davanti ad ogni cosa noi facessimo o gli chiedessimo, ora comincia a tirar fuori gli artigli e a rispondere alle nostre richieste con un bel NO!
Anche le mansioni quotidiane che riguardano la sua cura e igiene (cambiare il pannolino, vestirsi, lavarsi, ecc…) diventano una lotta e un banco di contrattazione! Peccato che, quando ci si mette la stanchezza e i minuti contati della fretta magari di prima mattina, tutto assume dei toni spesso drammatici!
Ma perché i bambini a questa età diventano dei piccoli ribelli?
La risposta primaria è perché a questa età il cucciolo si trasforma da “bebè” a “bambino” (mi viene in mente la favola di Pinocchio, quando il burattino diventa un bambino vero e proprio!):
Ecco….forse è un po’ la stessa cosa….quel fagottino che dove “lo mettevi stava”, assume maggiormente le sembianze di un bambino, con un carattere e una personalità che comincia a essere più determinante, autonoma e soprattutto indipendente! E l’unico modo che conosce per esprimere questa maturazione e cominciare ad auto-affermarsi con un bel NO o “IO”!
I frequenti “no”, i rifiuti, e le trasgressioni che si intensificano verso i 2-3 anni, sono comportamenti che fanno parte di una fondamentale tappa evolutiva che porta alla costruzione quindi, di un’identità psicologica.
Costruirsi un’identità psicologica significa percepirsi un’entità unica, diversa da altri, con pensieri ed emozioni propri. E’ un processo che inizia nel corso del primo anno di vita e che continua fino all’adolescenza e dovrebbe terminare con l’età adulta.
Ha acquisito uno sviluppo cognitivo, emotivo e motorio tale per cui è sempre più in grado di percepirsi come un essere distinto dalle proprie figure di riferimento, un essere, quindi, dotato di pensieri ed emozioni diversi e personali.
Mentre prima doveva aspettare che la mamma lo alimentasse, ora capisce di poter prendersi del cibo o una bevanda da solo salendo ad esempio sulla sedia.
Mentre prima le sue emozioni erano strettamente collegate a quelle della mamma (se lei è nervosa, anche il bimbo diventa nervoso), ora il bambino comprende di poter essere arrabbiato e di poter fare arrabbiare la mamma quando e come vuole.
Mentre prima poteva giocare solo con i giochi che la mamma proponeva, ora sperimenta di poter decidere con quale gioco giocare e, addirittura, scopre di poter trasformare un bastone in un telefono!
Un genitore di fronte a “no” decisi e insistenti di un bambino di soli 2 o 3 anni può sentirsi disorientato, scocciato o arrabbiato soprattutto se interpreta tali rifiuti o provocazioni come una sfida, un vero e proprio affronto al proprio ruolo di genitore. Se per di più ha la sensazione di non riuscire a farsi rispettare dal proprio bambino e a gestire i suoi comportamenti provocatori e “ribelli”, può sentirsi davvero impotente e preoccupato per il futuro.
Questi comportamenti ribelli solitamente fanno parte di una fase passeggera che va assecondata alternando momenti in cui si permette al bambino di esercitare quel potere appena scoperto, a momenti in cui, invece, si mettono dei confini attraverso il proprio ruolo genitoriale.
Più il genitore riesce a portare pazienza e ad assumere un atteggiamento flessibile, più questa fase provocatoria diminuirà di intensità e lascerà spazio ad un Io forte e sicuro. La conseguenza evolutiva sarà che il bambino svilupperà una buona consapevolezza di se stesso che gli permetterà di saper scegliere di sapersi adeguare con equilibrio alle regole della vita sociale.
Più il genitore si oppone, più rischia di intensificare le reazioni del bimbo, il quale se vivrà le regole sociali in modo molto negativo come minaccia al proprio essere, farà di tutto per non osservarle; oppure, rischia di inibire la sua volontà impedendogli la costruzione di un proprio Io indipendente. Nei casi più estremi la conseguenza sarà che il bimbo imparerà a comportarsi come il genitore vuole, per non perdere il suo amore, ma crescendo si troverà in difficoltà quando ad esempio dovrà scegliere, perché non saprà riconoscere quello che lui realmente vuole.
E’ consigliabile, quando è possibile, lasciare al bambino la possibilità di sperimentarsi complimentandosi con lui per l’autonomia raggiunta, senza esagerare, e dire ad esempio: “Bravo, sei riuscito a fare da solo!”. Oppure, quando è possibile posticipare la richiesta, si può dire: “Ora non vuoi? Va bene, lo fai dopo”. L’importante è però fare in modo che la propria richiesta venga poi eseguita. Oppure si può dire: “Lo facciamo insieme, la mamma ti aiuta”.
Quando intuite una particolare intenzione del bambino assecondatela se potete, ovviamente se non pericolosa per sé e per gli altri.
Quando non è possibile fare una determinata attività si può tranquillamente dirglielo, ma nello stesso tempo riconoscendo la sua volontà; ad esempio: “Tu vuoi giocare con la palla, ma adesso non si può”. Il bimbo, anche se ha 2 anni e non parla ancora molto bene, comprende brevi frasi e intuisce benissimo la vostra fermezza o la vostra insicurezza. Il tono della voce non deve essere ostile e sembrare un rimprovero, ma deve comunicare empatia, cioè comprensione per il suo desiderio.
Quando, invece, il bimbo esagera e non sa più controllare le sue scenate, è importante dimostrarsi sicuri e determinati nel dare un contenimento. Il bambino ha bisogno anche di questo. Anche in questo caso il tono di voce deve essere sicuro e determinato ma non ostile o arrabbiato.
Se il bambino reagisce male alle vostre limitazioni provate a riflettere sulla modalità in cui le avete proposte; forse siete stati un pò ostili o arrabbiati e, quindi, si è sentito ferito. Tali reazioni sono comprensibili e, quindi, cercate di accoglierle e di essere comprensivi con lui. Ciò non toglie che voi dobbiate continuare ad essere coerente con le vostre decisioni.
Quando le reazioni sono molto intense, a vostro parere esagerate, e non si placano con il tempo, è consigliabile consultare uno psicologo per trovare le strategie giuste adatte alla capacità del bambino di tollerare la frustrazione.
Le strategie sopra indicate sono importanti per riconoscere al bambino il suo bisogno di differenziarsi con serenità e, nello stesso tempo, per esercitare la propria autorevolezza di genitore senza lotte di potere inutili.
L’atteggiamento giusto sta, quindi, nel trovare un equilibrio tra le esigenze di crescita del bambino e le scelte educative del genitore.
Certo che per i genitori è una fatica enorme questo lavoro da “equilibristi” e avere a che fare con questo piccolo ribelle! A fatica spesso sta proprio nel capire come gestire al meglio questa presa di posizione senza rischiare un esaurimento nervoso! Ma, se pur una fase lunga (in media fino al 4/5 anni) credetemi che passa!…….si ripresenterà con tutta la sua forza e turbolenza durante l’adolescenza!!
Le curve di crescita dei bambini
Come interpretare le curve e i percentili
Una delle principali preoccupazioni dei genitori è la crescita del bimbo, intesa soprattutto in termini di peso e altezza. Esiste un modo chiaro e “visivo” per avere un’idea di quanto stia aumentando il piccolo: le curve di crescita. Si tratta di grafici, suddivisi per parametro, come peso, altezza e sesso, ottenuti grazie alla misurazione di parecchi bambini di varie fasce d’età rappresentativi di una determinata popolazione. Si ottengono così particolari tavole (le tabelle dei percentili) utili per confrontare il peso con l’altezza del bimbo e di rilevarne l’andamento nel corso del tempo. Le più usate al momento sono quelle dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità, elaborate nel 2006. Il numero percentile rappresenta il posto che il bambino occupa rispetto ad altri 100 bambini della stessa età e dello stesso peso (o altezza). Per esempio, se il bimbo si colloca al 70° percentile nella tabella del peso, significa che ci sono 30 bambini che pesano più di lui e 69 con un peso inferiore.
Ogni bambino è diverso
Occorre precisare che la salute non si misura in chili, centimetri o percentili. Ciascun individuo ha delle proprie potenzialità di sviluppo scritte nel proprio patrimonio genetico (se per esempio i genitori sono entrambi bassi di statura) e compito dei genitori è semplicemente creare le condizioni ideali perché esse possano svilupparsi. Spetta comunque al pediatra esprimere una valutazione, considerando lo stato di salute generale del bambino, il suo regime alimentare e altri eventuali elementi di interesse.
È importante la continuità di sviluppo
Un altro aspetto importante riguarda la crescita nel tempo: se, escludendo i bambini che si collocano sotto il decimo percentile (per i quali è opportuna un’attenzione maggiore), peso e altezza si mantengono sulla stessa curva, si può dedurre che tutto sta andando bene.
PESO
DALLA NASCITA A 6 MESI
Seleziona la tabella che ti interessa e stampala
Seleziona e stampa la tabella a seconda del sesso del tuo bebè: rosa per le femmine e azzurra per i maschi. Segna sulle ascisse (linea orizzontale) l’età del bimbo (in settimane fino ai 3 mesi e in mesi da 3 a 6 mesi) e sulle ordinate (linea verticale) il valore esatto in chilogrammi del peso (senza pannolino). Incrocia i due dati, fai un punto sul foglio e scopri a quale curva si avvicina maggiormente il tuo bimbo e il percentile di riferimento per il peso. Ripeti questa operazione periodicamente (ogni settimana o mese) segnando ogni volta il punto trovato. Unisci poi tutti i punti: ecco tracciata la curva di crescita del tuo bambino.
DA 6 MESI A 2 ANNI
Scegli la tabella azzurra se hai un bambino e quella rosa se hai una bambina e stampala. Segna sulle ascisse (linea orizzontale) l’età del bimbo (in mesi fino all’anno e poi in anno più mesi esatti) e sulle ordinate (linea verticale) il valore esatto in chilogrammi del peso (senza pannolino). Incrocia i due dati e scopri a quale curva si avvicina maggiormente il tuo bimbo e il percentile di riferimento per il peso. Ripeti questa operazione periodicamente (in media ogni mese) segnando ogni volta il punto trovato. Unisci poi tutti i punti: ecco tracciata la curva di crescita del tuo bambino.
DA 2 A 5 ANNI
Stampa la tabella di riferimento in base al sesso del bimbo (rosa per le femmine, azzurra per i maschi). Segna sulle ascisse (linea orizzontale) l’età del bimbo (in anni più mesi esatti) e sulle ordinate (linea verticale) il valore esatto in chilogrammi del peso (senza pannolino). Incrocia i due dati e scopri a quale curva si avvicina maggiormente il tuo bimbo e il percentile di riferimento per il peso. Ripeti questa operazione periodicamente (in media ogni mese) segnando ogni volta il punto trovato. Unisci poi tutti i punti: ecco tracciata la curva di crescita del tuo bambino.
LUNGHEZZA-ALTEZZA
DALLA NASCITA A 6 MESI
Seleziona la tabella che ti interessa e stampala
L’impiego delle curve di crescita è semplice. Innanzitutto occorre scegliere tra maschi e femmine. Stampa una delle due tabelle qui sotto (rosa per le femmine, azzurra per i maschi). Segna sulle ascisse (linea orizzontale) l’età del bimbo (in settimane fino ai primi tre mesi e in mesi da 3 a 6 mesi) e sulle ordinate (linea verticale) il valore esatto in centimetri della lunghezza. Incrocia i due dati e scopri a quale curva si avvicina maggiormente il tuo bimbo e il percentile di riferimento per la lunghezza. Ripeti questa operazione periodicamente (in media ogni settimana o mese) segnando ogni volta il punto trovato. Unisci poi tutti i punti: ecco tracciata la curva di crescita del tuo bambino.
DA 6 MESI A 2 ANNI
Stampa la tabella dei maschi (azzurra) se hai un bimbo o delle femmine (rosa) se hai una bimba. Poi segna sulle ascisse (linea orizzontale) l’età del bimbo (in mesi fino all’anno e poi in anno più mesi) e sulle ordinate (linea verticale) il valore esatto in centimetri dell’altezza. Incrocia i due dati e scopri a quale curva si avvicina maggiormente il tuo bimbo e il percentile di riferimento per l’altezza. Ripeti questa operazione periodicamente (in media ogni mese) segnando ogni volta il punto trovato. Unisci poi tutti i punti: ecco tracciata la curva di crescita del tuo bambino.
DA 2 A 5 ANNI
Scegli la tabella in base al sesso del tuo bimbo: stampa la rosa se hai una femmina e quella azzurra se hai un maschietto. Poi segna sulle ascisse (linea orizzontale) l’età del bimbo (in anni più mesi esatti) e sulle ordinate (linea verticale) il valore esatto in centimetri dell’altezza. Incrocia i due dati e scopri a quale curva si avvicina maggiormente il tuo bimbo e il percentile di riferimento per l’altezza. Ripeti questa operazione periodicamente (in media ogni mese) segnando ogni volta il punto trovato. Unisci poi tutti i punti: ecco tracciata la curva di crescita del tuo bambino.
sabato 22 ottobre 2016
10 consigli se il tuo bimbo non vuole mangiare.
“Mio figlio non mangia”, “Mio figlio mangia pochissimo”: quanta ansia viene alle mamme dei bambini di uno-tre anni che non vogliono mangiare! 'Non mangia!', declinato in infinite varianti tra 'nulla’ ‘pochissimo’ e ‘non abbastanza’, è una sorta di ritornello tra le mamme che accompagna (quasi) ogni fase della crescita del bimbo.
In genere, le prime difficoltà si manifestano dopo lo svezzamento raggiungendo la massima espressione della lotta contro il cucchiaino nel periodo tra i 2 e i 3 anni.
'Ma come mai ora fa tante storie?' è un interrogativo che assilla molte mamme e, alla fine, spesso, il 'no' del bimbo a tavola viene bollato come l'ennesimo 'capriccio'. Ma in realtà non è affatto così. A sostenerlo è Stefania Manetti, pediatra di famiglia, dell'Associazione Culturale Pediatri, Acp.
1. Il bimbo rifiuta il cibo? E’ una fase della crescita
“Il rifiuto del cibo è legato a una fase della crescita del bimbo, i 'terribile two', come dicono gli americani, che dura fino a circa tre anni. In questa fascia d'età, il piccolo inizia a percepire se stesso e costruisce la sua identità affermando la sua presenza nel mondo anche attraverso l'opposizione”, spiega la pediatra.
In sostanza, il periodo dei 'no' rispecchia il graduale (e lento) processo di distacco dalla madre (che inizia verso gli 8-9 mesi) verso una sempre maggiore autonomia.
L'ostinazione, dunque, non è un capriccio ma un segnale positivo (e normale) del percorso di crescita. Il genitore non dovrebbe, dunque, considerare ogni reazione e comportamento del bimbo alla stregua di una irragionevole bizza.
“L'alimentazione non è una cosa a sé stante, è importante che sia inserita nel contesto della relazione tra bimbo e adulto. Questo è il punto chiave. Alla base di tutto, quello che conta è la responsività materna, ovvero la capacità della mamma di rispondere ai diversi bisogni del bambino nel migliore modo possibile. In questo modo, è una 'mamma sufficientemente buona', secondo le teorie dello psicoanalista inglese D. W. Winnicott, - dice la pediatra.
10 regole per rieducare i bambini schizzinosi a tavola, dell'Ospedale Bambin Gesù
2. Durante lo svezzamento, è giusto lasciarlo pasticciare
Nel periodo dello svezzamento (dopo i 6 mesi), il piccolo è incline ad assaggiare e scoprire sapori diversi se il genitore introduce nuovi cibi in modo corretto, non forzandolo e lasciandolo pasticciare.
“In questa prima fase, è importante proporre di tutto e se si è convinti che è giusto, in genere il piccolo accetta di buon grado le novità. È opportuno anche lasciarlo sperimentare e toccare il cibo”, dice Stefania Manetti Acp Campania.
“Se la mamma lo asseconda e lo lascia pasticciare, facilita il fatto che lui, piano piano, comprenda il suo stato e capisca se ha fame. Così, si percepisce autonomo e avverte anche che l'adulto ha riconosciuto questa sua autonomia.
Con un approccio di questo tipo, è difficile che, poi, il bimbo intorno ai 2 anni, non mangi quasi nulla”, dice la pediatra.
3. Se non vuole provare un cibo nuovo, non insistere ma poi riprovaci
È molto importante mettere sul tavolo una buona varietà di cibi, invitando il piccolo a scoprire gusti diversi. “Se lui rifita e non ne vuole proprio sapere in quel momento, è bene accettarlo e non insistere.
Ma attenzione, prima di decretare, per esempio, che non gli piacciono 'assolutamente' le lenticchie, occorre proporle almeno altre 10 volte nei pasti successivi”, spiega Stefania Manetti.
4. Date il buon esempio e sorridete. Il bimbo vi guarda
Le abitudini alimentari dipendono, in grande misura, da quello che il bimbo percepisce e vede intorno a lui.
Di fatto, 'dare l'esempio' gioca un ruolo centrale durante ogni tappa (e aspetto) della crescita. Perché nei primi anni di vita, il bimbo impara proprio per imitazione ed esempio.
“Quindi, se il genitore sorride mentre mangia le verdure e mostra di apprezzarle, anche il figlio sarà più propenso ad assaggiarle. Insomma, non dimentichiamo che tutto è molto legato alla relazione tra adulto e bambino”, dice la pediatra.
5. “Guarda che bel pomodoro rosso!”
Quando il bimbo vede a tavola i genitori che apprezzano e mangiano con gusto una certa pietanza è invogliato a provare. “Non ha senso dire al figlio piccolo: 'Mangia questo perché cresci bene!' - dice la specialista.
Un'affermazione del genere per un bambino non ha nessun significato. Quello che invece funziona, per esempio, è esclamare: 'Oh, guarda che bel pomodoro, ha proprio un bel colore rosso!'
6. Mangia poco? Non preoccuparti
Secondo la pediatra, il timore che il bimbo non mangi mai abbastanza andrebbe superato, mentre sarebbe invece opportuno preoccuparsi per la questione opposta. Insomma, non è un bene per la salute che il bimbo si ingozzi!
“L'obesità infantile è molto diffusa, anche da noi, e in tutti i paesi cosiddetti industrializzati, non è un problema da sottovalutare”,
7. Il bimbo è capace di autoregolarsi
“Una ricerca americana ha dimostrato che un bimbo di 2 anni e mezzo di fronte a una tavola piena di leccornie è perfettamente in grado di selezionare i cibi che gli fanno bene e la quantità adeguata a lui,” spiega Stefania Manetti.
Quindi, se il piccolo è lasciato libero di esprimersi, impara ad autoregolarsi, altrimenti le pressioni dell'adulto bloccano questo normale processo di autonomia e riconoscimento del sé”.
In altre parole, il bimbo impara a distinguere la sua percezione della fame se gli è permesso sperimentare senza che il ritmo sia invece imposto dall'adulto.
8. A tavola, tutti insieme
Il pasto deve essere un momento piacevole, tranquillo per tutta la famiglia, anche quando il bimbo è piccolo: una situazione di condivisione con mamma e papà, insomma. Forse può sembrare un aspetto marginale, ma invece è molto importante.
“Mangiare tutti insieme a tavola, senza fretta, in un'atmosfera serena, senza distrazioni, e con la tv spenta, aiuta il bimbo a vivere bene i pasti e a sviluppare un rapporto sereno con il cibo”, conclude la pediatra.
9. Trucchi per far mangiare le verdure
Sali minerali, vitamine, fibre … le verdure non dovrebbero mai mancare nella dieta di un bambino ma fargliele mangiare è spesso una fatica. Come convincerlo? Basta un po’ di fantasia.
Frutta, 10 idee e consigli per farla mangiare ai bambini
10. Tieni bene in mente le regole base per l’alimentazione del bambino 1-3 anni
Il cibo deve essere diviso in cinque momenti durante la giornata, l'alimentazione deve variare prediligendo alimenti freschi di stagione e le cotture semplici. No ai fuoripasto e all'uso eccessivo di zucchero e sale.
“Mio figlio non mangia”, “Mio figlio mangia pochissimo”: quanta ansia viene alle mamme dei bambini di uno-tre anni che non vogliono mangiare! 'Non mangia!', declinato in infinite varianti tra 'nulla’ ‘pochissimo’ e ‘non abbastanza’, è una sorta di ritornello tra le mamme che accompagna (quasi) ogni fase della crescita del bimbo.
In genere, le prime difficoltà si manifestano dopo lo svezzamento raggiungendo la massima espressione della lotta contro il cucchiaino nel periodo tra i 2 e i 3 anni.
'Ma come mai ora fa tante storie?' è un interrogativo che assilla molte mamme e, alla fine, spesso, il 'no' del bimbo a tavola viene bollato come l'ennesimo 'capriccio'. Ma in realtà non è affatto così. A sostenerlo è Stefania Manetti, pediatra di famiglia, dell'Associazione Culturale Pediatri, Acp.
1. Il bimbo rifiuta il cibo? E’ una fase della crescita
“Il rifiuto del cibo è legato a una fase della crescita del bimbo, i 'terribile two', come dicono gli americani, che dura fino a circa tre anni. In questa fascia d'età, il piccolo inizia a percepire se stesso e costruisce la sua identità affermando la sua presenza nel mondo anche attraverso l'opposizione”, spiega la pediatra.
In sostanza, il periodo dei 'no' rispecchia il graduale (e lento) processo di distacco dalla madre (che inizia verso gli 8-9 mesi) verso una sempre maggiore autonomia.
L'ostinazione, dunque, non è un capriccio ma un segnale positivo (e normale) del percorso di crescita. Il genitore non dovrebbe, dunque, considerare ogni reazione e comportamento del bimbo alla stregua di una irragionevole bizza.
“L'alimentazione non è una cosa a sé stante, è importante che sia inserita nel contesto della relazione tra bimbo e adulto. Questo è il punto chiave. Alla base di tutto, quello che conta è la responsività materna, ovvero la capacità della mamma di rispondere ai diversi bisogni del bambino nel migliore modo possibile. In questo modo, è una 'mamma sufficientemente buona', secondo le teorie dello psicoanalista inglese D. W. Winnicott, - dice la pediatra.
10 regole per rieducare i bambini schizzinosi a tavola, dell'Ospedale Bambin Gesù
2. Durante lo svezzamento, è giusto lasciarlo pasticciare
Nel periodo dello svezzamento (dopo i 6 mesi), il piccolo è incline ad assaggiare e scoprire sapori diversi se il genitore introduce nuovi cibi in modo corretto, non forzandolo e lasciandolo pasticciare.
“In questa prima fase, è importante proporre di tutto e se si è convinti che è giusto, in genere il piccolo accetta di buon grado le novità. È opportuno anche lasciarlo sperimentare e toccare il cibo”, dice Stefania Manetti Acp Campania.
“Se la mamma lo asseconda e lo lascia pasticciare, facilita il fatto che lui, piano piano, comprenda il suo stato e capisca se ha fame. Così, si percepisce autonomo e avverte anche che l'adulto ha riconosciuto questa sua autonomia.
Con un approccio di questo tipo, è difficile che, poi, il bimbo intorno ai 2 anni, non mangi quasi nulla”, dice la pediatra.
3. Se non vuole provare un cibo nuovo, non insistere ma poi riprovaci
È molto importante mettere sul tavolo una buona varietà di cibi, invitando il piccolo a scoprire gusti diversi. “Se lui rifita e non ne vuole proprio sapere in quel momento, è bene accettarlo e non insistere.
Ma attenzione, prima di decretare, per esempio, che non gli piacciono 'assolutamente' le lenticchie, occorre proporle almeno altre 10 volte nei pasti successivi”, spiega Stefania Manetti.
4. Date il buon esempio e sorridete. Il bimbo vi guarda
Le abitudini alimentari dipendono, in grande misura, da quello che il bimbo percepisce e vede intorno a lui.
Di fatto, 'dare l'esempio' gioca un ruolo centrale durante ogni tappa (e aspetto) della crescita. Perché nei primi anni di vita, il bimbo impara proprio per imitazione ed esempio.
“Quindi, se il genitore sorride mentre mangia le verdure e mostra di apprezzarle, anche il figlio sarà più propenso ad assaggiarle. Insomma, non dimentichiamo che tutto è molto legato alla relazione tra adulto e bambino”, dice la pediatra.
5. “Guarda che bel pomodoro rosso!”
Quando il bimbo vede a tavola i genitori che apprezzano e mangiano con gusto una certa pietanza è invogliato a provare. “Non ha senso dire al figlio piccolo: 'Mangia questo perché cresci bene!' - dice la specialista.
Un'affermazione del genere per un bambino non ha nessun significato. Quello che invece funziona, per esempio, è esclamare: 'Oh, guarda che bel pomodoro, ha proprio un bel colore rosso!'
6. Mangia poco? Non preoccuparti
Secondo la pediatra, il timore che il bimbo non mangi mai abbastanza andrebbe superato, mentre sarebbe invece opportuno preoccuparsi per la questione opposta. Insomma, non è un bene per la salute che il bimbo si ingozzi!
“L'obesità infantile è molto diffusa, anche da noi, e in tutti i paesi cosiddetti industrializzati, non è un problema da sottovalutare”,
7. Il bimbo è capace di autoregolarsi
“Una ricerca americana ha dimostrato che un bimbo di 2 anni e mezzo di fronte a una tavola piena di leccornie è perfettamente in grado di selezionare i cibi che gli fanno bene e la quantità adeguata a lui,” spiega Stefania Manetti.
Quindi, se il piccolo è lasciato libero di esprimersi, impara ad autoregolarsi, altrimenti le pressioni dell'adulto bloccano questo normale processo di autonomia e riconoscimento del sé”.
In altre parole, il bimbo impara a distinguere la sua percezione della fame se gli è permesso sperimentare senza che il ritmo sia invece imposto dall'adulto.
8. A tavola, tutti insieme
Il pasto deve essere un momento piacevole, tranquillo per tutta la famiglia, anche quando il bimbo è piccolo: una situazione di condivisione con mamma e papà, insomma. Forse può sembrare un aspetto marginale, ma invece è molto importante.
“Mangiare tutti insieme a tavola, senza fretta, in un'atmosfera serena, senza distrazioni, e con la tv spenta, aiuta il bimbo a vivere bene i pasti e a sviluppare un rapporto sereno con il cibo”, conclude la pediatra.
9. Trucchi per far mangiare le verdure
Sali minerali, vitamine, fibre … le verdure non dovrebbero mai mancare nella dieta di un bambino ma fargliele mangiare è spesso una fatica. Come convincerlo? Basta un po’ di fantasia.
Frutta, 10 idee e consigli per farla mangiare ai bambini
10. Tieni bene in mente le regole base per l’alimentazione del bambino 1-3 anni
Il cibo deve essere diviso in cinque momenti durante la giornata, l'alimentazione deve variare prediligendo alimenti freschi di stagione e le cotture semplici. No ai fuoripasto e all'uso eccessivo di zucchero e sale.
venerdì 21 ottobre 2016
Iscriviti a:
Commenti (Atom)













